Bestiario
Sfoglia le pagine di questa raccolta di creature e bestie che hanno vissuto nella terra marittima. Si raccontano le storie di mostri terribili, ma anche di creature innocue e di guardiani.
Il Rinoceronte marino
Il Rinoceronte Marino
Questa creatura fittizia nasce da degli episodi di pesca, il primo datato 1923, dove affiorano dal mare degli squali bianchi con malformazioni, oppure degli squali cetorini di grandi dimensioni (squalo elefante) che portavano i pescatori a identificare questi pescecani come delle creature temibili dalle protuberanze frontali. Una leggenda ormai consolidata racconta di una creatura di dieci metri di lunghezza tuttora presente nel Mar Ligure, che assomiglia a uno squalo ma possiede un grande corno in fondo al muso. Nessun avvistamento documentato di questo Rinoceronte Marino, ma alcune fonti raccontano che la psicosi da mostri marini della popolazione Ligure ha portato alla costituzione di creature leggendarie di cui non è mai stata accertata la presenza, se non tramite qualche avvistamento apparente.
Questo testo è basato parzialmente sull’articolo: “Il rinoceronte marino tra mito e leggenda” a cura di “Liguria Nautica” da Daily Nautica: https://www.dailynautica.com/rubriche/il-rinoceronte-marino-tra-mito-e-realta/
Rinoceronte in acqua
Il Basilisco Genovese
Il Basilisco Genovese
Vico San Pietro della Porta, Genova, il luogo dove si presume ci sia stato un pozzo dove risiedeva un feroce Basilisco. Il Basilisco è una creatura per lo più rettile, alcuni lo descrivono come un mostruoso serpente gigante, altri lo descrivono come una lucertola alata con testa e zampe di gallo, nato da un uovo fatto tra un rospo e un gallo. Questa creatura serpentina terrorizzava i genovesi per via delle suoi poteri, tra cui emettere un fiato velenoso e avere lo stesso potere della gorgone Medusa, pietrificando chi lo guarda negli occhi. Per sconfiggerlo si dovrebbe metterlo in presenza di una faina o di uno specchio, ma a risolvere il problema arrivò San Siro, che grazie al potere datogli dal Signore, riuscì a comandare il mostruoso serpente ai suoi ordini, facendolo uscire dal pozzo e metterlo in fuga in pieno mare. Da allora, in Vico San Pietro della Porta, c’è ancora oggi una lapide che ricorda la storia di San Siro e di come ha salvato Genova da una terribile creatura. Non è però la prima volta che noi italiani sentiamo parlare di Basilischi, infatti i genovesi non erano gli unici ad averlo: i toscani lo chiamano Badalischio, i veneti lo chiamano il Bisso Galeto, mentre a Milano è conosciuto come Biscione, il re dei serpenti. La sua popolarità e la sua forma serpentina descritta nel folklore lo hanno reso una delle creature più note, entrando nella cultura di massa: basta pensare alla sua apparizione in “Harry Potter e la camera dei segreti”, o per citare un esempio italiano, il Biscione milanese è diventato il simbolo della marca di auto Alfa Romeo.
Illustrazione Basilisco
Il Drago di San Fruttuoso
Il Drago di San Fruttuoso
Tanto tempo fa, la tranquillità della baia viene minacciata dall’arrivo di un terribile drago, che riusciva a mangiare le persone in un solo boccone. Un giorno, due amici di San Fruttuoso incontrarono un angelo che affermò che se l’avessero seguito, li avrebbe portati in una terra sacra. L’angelo li portò alla baia, sotto scacco dal drago, dunque si aprì una lotta tra l’angelo e la bestia. Il drago venne sconfitto, nonostante la sua incredibile forza, e la baia venne liberata, con i due uomini che costruirono un’abbazia in onore di San Fruttuoso.
Questo testo è basato parzialmente sull’articolo: “Il drago e la baia, la leggenda dell’abbazia di San Fruttuoso” a cura di “Liguria Nautica” di proprietà di Daily Nautica: https://www.dailynautica.com/rubriche/il-drago-e-la-baia-la-leggenda-dellabbazia-di-san-fruttuoso/
Drago su cielo nuvoloso
Le Formiche giganti di Arnasco
Le Formiche Giganti di Arnasco
Uno dei luoghi più noti di questo paese sono i ruderi romani sulla pianura di Arveglio, un tempo villaggio dedicato a Marco Aurelio. Si dice che il villaggio venne abbandonato, come una cruenta battagli, dall’arrivo di formiche giganti. Non si conoscono le dimensioni di tali insetti, ma oltre a questo, i legionari furono costretti a scappare anche da un branco di cannibali.
Formica gigante
La Murena di Baia di Paraggi
La Murena di Baia di Paraggi
Paese della Santa Margherita Ligure, è nota soprattutto per il suo castello affacciato al mare su una scogliera con una misteriosa grotta. Si racconta che in quella grotta il pirata Etienne Toutsaints, noto per la sua crudeltà, riuscì a nascondere i suoi tesori, per poi morire a causa delle ferite subite schiantando la sua nave sulla scogliera. Pur di proteggere il suo tesoro, lo spirito pieno di crudeltà lo trasformò in una mostruosa murena in grado di divorare le persone in un solo boccone. Dopo storie di scomparse dei sub in quella zona, si avrà ancora il coraggio di entrare in quella grotta?
Questo testo è basato sull’articolo: “La leggenda del pirata e del tesoro nella grotta di Paraggi” a cura di “Liguria Nautica” di proprietà di Daily Nautica: https://www.dailynautica.com/rubriche/la-leggenda-del-pirata-e-del-tesoro-nella-grotta-di-paraggi/
Murena gigante
Il Drago della Bocca di Magra
Il Drago della Bocca di Magra
Uno dei luoghi più visitati di questa città marittima è la “Grotta del drago”, che prende il nome dal suo mostruoso proprietario. Nella grotta infatti, si dice che ci viveva un drago dal collo lungo e dalle fauci enormi, dotato di pinne per nuotare e artigli per arrampicarsi sulle scogliere. Era temuto soprattutto per essere un divoratore di persone e distruttore di navigazioni, in quanto poteva andare sia sulla terra ferma che in mare. Disperati, gli abitanti chiesero aiuto al vecchio eremita San Venerio, che inizialmente rifiutò per inadeguatezza, ma poi dopo tre giorni di preghiere, decise di accontentare la richiesta. Venuto sul posto, inizialmente non ebbe la meglio sul drago quando li ordinò di annegarsi da solo, m dopo che lo chiede per amore della Trinità, il drago miracolosamente obbedì, morendo annegato, liberando la città.
Paneà, il drago gentile di Framura
Paneà, il drago gentile di Framura
Luogo di nascita di un adorabile drago che salvò il paese da un disastro naturale. Trovato quando era ancora un uovo, in mezzo al bosco, da una donna del luogo, che decise di prenderselo con sé e di farlo covare dalle sue galline. Appena nato, il draghetto si affezionò sia alle galline che alla donna che lo aveva trovata, vendendo in lei una figura materna. Con l’affetto ricambiato, la donna lo chiamò Paneà. Gli altri abitanti però non vedevano di un buon occhio la bestiolina, ricordando le vicende del drago a Bocca di Magra ucciso da San Venerio. per il bene del drago, la donna lo nascose in una grotta promettendo di tornare a trovarlo. Dopo un anno di pioggie intense, Framura formò delle crepe, rischiando di crollare. La donna avvertì Paneà del pericolo, e il drago andò a puntellare con il suo corpo la scarpata, salvando il paese ma rimanendo bloccato. Ancora oggi uno punti più noti della Liguria è lo scoglio di Paneà, quel che rimane del drago.
Questo testo è basato parzialmente sulla voce “Paneà il drago buono allevato in Liguria”: https://gnomi.org/panea-il-drago-buono-allevato-in-liguria/ da Gnomi di caverna concessa sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo
Cucciolo di drago
Il Demone nero di Moneglia
Il Demone nero di Moneglia
La Chiesa di San Giorgio, Luogo centrale per i credenti di Moneglia, voluta da Monna Benvenuta nel 1396 per onorare San Giorgio. Nota per i suoi tesori, tra cui la pala dell’altare dove viene raffigurato un terribile demone nero. Si dice che il 7 gennaio del 1950 (il 7 gennaio era il giorno in cui i demoni andavano sulla terra), il demone nero uscì dalla pala, portando panico e distruzione giù per le strade. I paesani lo inseguirono con torce, forconi e amuleti per scacciarlo. Il demone, per trovare rifugio, si nascose in chiesa ai piedi di Sant’Antonio, protettore degli animali. Riconoscendo la natura malvagia del demone però, il santo riuscì a bloccarlo con il suo bastone per poi rinchiuderlo di nuovo dentro la pala, dove è rinchiuso ancora oggi, per fortuna.
Il Drago di Bergeggi
Il Drago di Bergeggi
La città presenta una grotta marina dove un tempo viveva un mostruoso drago venerato dagli abitanti della vicina Vada Sabatia. Il mostro verrà ucciso dai santi Eugenio e Vindemiale, la cui arma era solo il segnacolo della croce, con cui riuscirono ad affogarlo. Negli anni sessanta, durante l’ampliamento stradale di Via Aurelia, con il mare in tempesta, alcuni notarono che da un foro della grotta, fuoriusciva un soffio d’aria sibilante, facendo credere a tutti che il drago sia ancora. Questa paura verrà infine placata quando si scopre che quel soffio era solo un soffione provocato dalle onde che comprimevano l’aria nelle fessure.
